DIECI PICCOLI INDIANI

di Agatha Christie
Traduzione:

Laura Grimaldi

Regia:

Silvio Eiraldi

Scene:
Sandro Marchetti e Silvio Eiraldi
con (in ordine alfabetico)

con (in ordine di entrata)
Chiara Grata – Vera Claytorne
Luca D’Angelo – Philip Lombard
Giovanni Bortolotti – Thomas Rogers
Liliana Negro – Chelsea Marston
Marco Bazzano – William H. Blore
Laura Bumbaca – Claire MacKenzie
Sonia Fraschetti – Emily Brent
Luca Franchelli – Lawrence Wargrawe
Carla Marcelli – Blake Armstrong
Eleonora Demarziani – Ethel Rogers

Luci:
Fonico:
Realizzazione scenica:
Realizzazione scenica:
Quadri di scena:
Date delle rappresentazioni svolte :

27 maggio 1999 Cairo M.tte – T. Della Rosa (Anteprima)
28 maggio 1999 Cairo M.tte – T. Della Rosa
29 maggio 1999 Cairo M.tte – T. Della Rosa
30 maggio 1999 Cairo M.tte – T. Della Rosa
5 giugno 1999 Cairo M.tte – T. Della Rosa
6 maggio 1999 Cairo M.tte – T. Della Rosa
17 giugno 1999 Cairo M.tte – T. Della Rosa (pomeridiana)
5 novembre 1999 Cairo M.tte – T. Della Rosa (studenti)
6 novembre 1999 Cairo M.tte – T. Della Rosa (studenti)
6 novembre 1999 Cairo M.tte – T. Della Rosa
7 novembre 1999 Cairo M.tte – T. Della Rosa

Una produzione:
Trama

…….E poi non rìmase Nessuno

Fu la stessa Agatha Christie, parlando della propriia opera, a definire “Dieci piccoli indiani” se non il più bello, certamente il più perfetto dei suoi celeberrimi gialli e davvero si può affermare di essere di fronte ad un autentico capolavoro. Il lavoro teatrale che proponiamo è stato scritto dalla Christie come adattamento, per la scena, dei suo romanzo” The ten littles nigers ” del 1939 e la fortuna ed il successo hanno sempre accompa-gnato questo testo nelle innumerevoli rappresentazioni tenute in tutto il mondo. Da esso sono stati realizzati ben quattro film, tra cui la bellissima pellicola diretta da Renè Clair.

“Esatto caro signore……ma non si rende conto che il nostro assassino, intelligente quanto astuto ci precede sempre di una mossa …..”

Il titolo originale come detto è “The ten little nigers” ovvero “Dieci piccoli negretti”; fu la censura dell’epoca che consigliò una traduzione più “prudente”, tramutando in indiani i negretti e ponendosi al riparo da eventuali accuse di razzismo. La storia narra della sventura capitata a dieci ignari individui che, pensando di trascorrere un’allegra vacanza su Indian Island, si ritrovano invece intrappolati in un macabro girotondo di morte, accusati uno per uno di premeditati delitti per i quali ora sono chiamati a pagare con la vita. Non si può scappare da Indian Island : un’infantile filastrocca e dieci statuine scandiscono impietosamente le ultime ore dei “piccoli indiani” affannati a trovare una possibile via di scampo ed un invisibile colpevole. Non c’è un Hercule Poirot ; chissà dov’è Miss Marple……nessuno pensa a salvare gli ospiti del signor Owen e signora.

” Un piccolo indiano solo restò, sali nella sua camera e lì si impiccò. “

Il pubblico assiste ai tanti colpi di scena che la rappresentazione propone con un ritmo incalzante ed inesorabile, sperando che almeno il finale riveli l’identità del giustiziere che sta facendo fuori tutti i piccoli indiani……..
La nostra Compagnia si cimenta per la prima volta nella messinscena di un giallo classico; tre anni fa, con Il malloppo di J. Orton, ci siamo avvicinati al genere, anche se gli elementi caratteristici erano stravolti dalla furia iconoclasta dello scrittore inglese ed erano più che altro un pretesto per dar vita ad un noir tutto particolare Qui invece ci troviamo al centro di tante situazioni classiche e delle particolari atmosfere del giallo, che il nostro allestimento cerca di rendere al meglio, sfruttando l’ambientazione ideata da Agatha Christie ed evidenziandone certi aspetti, in modo particolare i suoni della natura: le onde del mare, il vento, i tuoni, la pioggia. Proprio le onde del mare segneranno i momenti più significativi e drammatici della vicenda.
(PROGRAMMA DI SALA )
1999 : E’ bene dire subito che in questo ultimo anno del millennio “Uno sguardo dal palcoscenico”, forse perché troppo concentrato sul compleanno del Duemila, ha rischiato fortemente di non riuscire ad allestire alcun nuovo spettacolo e soltanto in extremis è stato inventato (reinventato?) Dieci piccoli indiani. Tante buone o cattive idee sono circolate da gennaio a marzo relativamente alla scelta di una qualche rappresentazione, ma tante vicissitudini e tante titubanze hanno bloccato un po’ tutto. Dapprima si era pensato ad una ripresa di Rumori fuori scena, il fortunato lavoro di Frayn che avevamo già portato parzialmente sulla scena nel 1987 con il titolo di Per un piatto di sardine, ma i repentini forfait di Sonia Agrebbe e di Flavio Bertuzzo, uniti alle incertezze di altri ed all’estrema complessità di una simile messinscena, hanno fatto calare anzitempo il sipario su quest’idea. Così c’è stata una sarabanda di proposte e la decisione finale di accogliere la mia idea riprendendo il mio lavoro d’esordio per “La prova del Gioco”, ovvero Dieci piccoli indiani. Ma due piccoli indiani come Marina Boero e Flavio Bertuzzo, i quali avevano già iniziato a provare con noi, con un gesto che definirei sorprendente ( ! ), si autoeliminarono prima ancora che ci pensasse il testo della Christie. A Marzo inoltrato una compagnia con 3 esordienti assolute (Laura Bumbaca, Eleonora De Marziani, Liliana Negro) ed un debutto con noi (Carla Marcelli, la quale aveva recitato lungamente nella compagnia di Finale Ligure) iniziava un serratissimo programma di prove, che tra l’altro prevedeva la regia in collaborazione tra me e Silvio, in grado di portarci al debutto nella serata del 27 maggio. La straordinaria efficacia del testo con il suo bellissimo e impietoso meccanismo ad orologeria finalizzato all’eliminazione di tutti i protagonisti ed i grandiosi artifici scenici ideati da Silvio, hanno suggellato per Dieci piccoli indiani un successo da molti (ma non da me) ritenuto incredibile alla vigilia. Dicevo dei giochi di prestigio scenici ed infatti sono stati ricreati effetti sonori efficacissimi come la registrazione del rumore del mare, ma anche straordinarie proposte visive culminate con la riproduzione della pioggia durante il secondo atto. Gran momento di panico sabato 28 maggio allorquando il fonico ed Eiraldi (ognuno dice che la colpa è stata dell’altro…) hanno pasticciato facendo così in modo che la voce del misterioso signor Owen, folle assassino di tutti gli invitati ad Indian Island, non partisse: bravo Marco Bazzano che, senza tradire particolare emozione, evitò quello che sarebbe risultato un tremendo vuoto continuando a leggere la filastrocca dei piccoli indiani. poi, finalmente, il signor Owen iniziò a parlare! Ma, sempre a proposito di Marco Bazzano, come non ricordare che, durante una prova, nel tentativo di pronunciare il nome della signora Owen, disse: “Signora Wong” meritandosi così, proprio lui che già negli ambienti della pallacanestro era soprannominato “il cinese”, il nomignolo di Wong.

(brano tratto dal libro “Uno sguardo lungo vent’anni” di Luca Franchelli)

Note di regia

Marco Bazzano : Un esordio rimandato

10 settembre 1992: mentre passeggiamo per via Roma a Cairo Montenotte, Luca Franchelli interrompe la nostra solita discussione sul basket chiedendomi a bruciapelo : – Ti va di recitare?. Sbalordito, chiedo lumi. -Ho fondato una nuova compagnia teatrale a Millesimo – mi risponde – porteremo in scena un giallo di Agatha Christie; pensavo di affidarti il ruolo del giudice. Chi vide quello spettacolo sa come finì la nostra discussione: io non esordii come attore e il povero Franchelli svolse il doppio ruolo di regista – attore. Ho voluto svelare questo episodio per far capire quanto sia legato a questo spettacolo. ” Dieci piccoli indiani” è sicuramente l’opera di Agatha Christie più conosciuta dal grande pubblico, merito anche delle numerose trasposizioni cinematografiche e teatrali. Inizialmente, sto parlando del 1999, a “Uno sguardo dal palcoscenico” la scelta di questo lavoro è parsa una soluzione di ripiego, forse perché mai come quell’anno la preparazione dello spettacolo ha incontrato tanti ostacoli, sia nella disponibilità degli attori, sia nella scelta del testo; si era ormai quasi deciso di prendere un anno di “ferie”. E’ stato allora che prevalse lo spirito di gruppo e la nostra voglia di salire sul palco sempre e comunque. Il ritorno all’ultimo momento di un “grande” quale Giovanni Bortolotti, il reclutamento di tre giovani promesse (Liliana Negro, Laura Bumbaca ed Eleonora Demarziani) e l’acquisto di una attrice esperta (Carla Marcelli) hanno completato il quadro. Che poi non sia stato un ripiego lo si è capito subito dall’impegno profuso da tutti per recuperare il ritardo accumulato. Per fortuna, si è fatto tesoro della precedente esperienza millesimese; due sono i “sopravvissuti” di quello spettacolo: Chiara Grata nel ruolo della dolce ed intraprendente Vera Claythorne, e Luca Franchelli nel ruolo del malefico e ghignante giudice Wargrave ( mai parte fu così felicemente azzeccata ). Lo stesso Franchelli, regista di allora, ha contribuito con preziosi consigli alla caratterizzazione di alcuni personaggi. E’ indubbio che gran parte del merito per la riuscita dello spettacolo vada a Silvio Eiraldi, maestro nel creare atmosfere suggestive. In un palcoscenico piccolo e poco profondo è sempre riuscito a trovare spazi virtuali ed ambientazioni credibili. Secondo me soltanto “Camere da letto” risulta superiore a questa realizzazione ma, mentre allora si era fatto un notevole sforzo scenografico, qui sono bastate alcune idee geniali per creare l’atmosfera di un’isola sperduta nel mare: un semplice sistema idraulico per l’effetto “pioggia”, uno scheletro in legno ricoperto da panni grigi per l’effetto ” scogliera”, un riuscito mix fra musica thriller e suoni ambientali, il solito abile gioco di luci. Degli attori, oltre a quelli già citati, come non ricordare Luca “Paperino” D’Angelo nel ruolo del guascone Lombard, Sonia Fraschetti nel ruolo della zitella inacidita Brent, Carla Marcelli in quello della nevrotica dottoressa Armstrong.