Siamo nel salotto borghese dei coniugi Paoli; di fronte a loro, seduti, i coniugi Orsini.
Non sono amici, ma hanno deciso di incontrarsi per discutere civilmente della lite avvenuta tra i loro figli undicenni ai giardini: il figlio degli Orsini ha picchiato con un bastone il figlio dei Paoli, rompendogli due denti incisivi, dopo essere stato tacciato di essere una spia.
Ha così inizio la pantomima della buona educazione, della falsa cortesia, del politicamente corretto. Ma dura poco… il tempo di una fetta di torta, di un caffè, di una serie di telefonate di lavoro altamente disturbanti, di un violento conato di vomito su un tavolino colmo di costosi libri d’arte… ed ecco che viene fuori la vera natura dell’uomo, quell’aggressività verbale tenuta a bada e repressa dalle convenzioni sociali e dalle sovrastrutture che ci impongono determinati comportamenti.
Inizia così una guerra vera e propria, una carneficina dialettica in cui le parole sono pallottole e la voglia di colpire l’altro nei suoi punti deboli diventa insopprimibile, non soltanto fra le due coppie, ma anche all’interno delle coppie stesse, mettendo a nudo le fragilità delle relazioni, compresa quella matrimoniale.
Un carnevale dell’ipocrisia, dove si passa dai complimenti per un dolce all’accanimento sui tulipani che addobbano il tavolino del salotto di casa Paoli.