IL DIO DEL MASSACRO

(Le Dieu du Carnage)
di Yasmina Reza
Traduzione:

Laura Frausin Guarino, Ena Marchi

Regia:

Aldo Meineri

Scene:
Silvio Eiraldi
con (in ordine alfabetico)

Giovanni Bortolotti

Luca D’Angelo

Gaia De Marzo

Valentina Ferraro

Luci:
Victor Siri
Fonico:

Victor Siri

Realizzazione scenica:

Tullio Danesin

Gino De Marco

Adino Demontis

Ciro Paglionico 

Realizzazione scenica:

Tullio Danesin

Gino De Marco

Adino Demontis

Ciro Paglionico 

Quadri di scena:

Per la collaborazione all’allestimento si ringrazia

EMI ARREDAMENTI – Carcare

Date delle rappresentazioni svolte :

22 marzo 2019 Cairo M.tte – Teatro ‘Osvaldo Chebello’
23 marzo 2019 Cairo M.tte – Teatro ‘Osvaldo Chebello’
24 marzo 2019 Cairo M.tte – Teatro ‘Osvaldo Chebello’

Una produzione:
UNO SGUARDO DAL PALCOSCENICO
Trama

Siamo nel salotto borghese dei coniugi Paoli; di fronte a loro, seduti, i coniugi Orsini.

Non sono amici, ma hanno deciso di incontrarsi per discutere civilmente della lite avvenuta tra i loro figli undicenni ai giardini: il figlio degli Orsini ha picchiato con un bastone il figlio dei Paoli, rompendogli due denti incisivi, dopo essere stato tacciato di essere una spia.

Ha così inizio la pantomima della buona educazione, della falsa cortesia, del politicamente corretto. Ma dura poco… il tempo di una fetta di torta, di un caffè, di una serie di telefonate di lavoro altamente disturbanti, di un violento conato di vomito su un tavolino colmo di costosi libri d’arte… ed  ecco che viene fuori la vera natura dell’uomo, quell’aggressività verbale tenuta a bada e repressa dalle convenzioni sociali e dalle sovrastrutture che ci impongono determinati comportamenti.

Inizia così una guerra vera e propria, una carneficina dialettica in cui le parole sono pallottole e la voglia di colpire l’altro nei suoi punti deboli diventa insopprimibile, non soltanto fra le due coppie, ma anche all’interno delle coppie stesse, mettendo a nudo le fragilità delle relazioni, compresa quella matrimoniale.

Un carnevale dell’ipocrisia, dove si passa dai complimenti per un dolce all’accanimento sui tulipani che addobbano il tavolino del salotto di casa Paoli.

Note di regia

Poche volte un autore è stato capace di squarciare con altrettanto soave crudeltà i veli destinati a ricoprire la costitutiva barbarie della creatura umana.

Nel lindo, assennato salotto borghese in cui due coppie di genitori si incontrano per cercare di risolvere, da persone adulte e civili quali essi ritengono di essere, una questione in fondo di poco conto (una lite scoppiata ai giardini tra i rispettivi figli), vediamo sgretolarsi a poco a poco le maschere di benevolenza, tolleranza, buona creanza, di correttezza politica, apertura mentale, dirittura morale; e sotto quelle maschere apparire il ghigno del nume efferato e oscuro che ci governa sin dalla notte dei tempi: il dio del massacro, appunto.

Con uno humour corrosivo e una sorta di noncurante cinismo (e senza mai assumere il tono del moralista), in una lingua volutamente media, che sfodera tutto il suo micidiale potere, Yasmina Reza costruisce un brillante psicodramma, porgendo allo spettatore uno specchio deformante nel quale scoprirà, non senza un acido imbarazzo, qualcosa che lo riguarda molto da vicino.

Dopo avere interessato i teatri di mezza Europa, questo testo è approdato anche al cinema grazie al talento di Roman Polanski, che ne ha tratto il superlativo “Carnage” (2011).