IN CUCINA

di Alan Ayckbourn
Traduzione:

Masolino D'Amico

Regia:

Silvio Eíraldi

Scene:
Silvio Eíraldi
con (in ordine alfabetico)

(in ordine di apparizione)

Jane – Sonía Fraschetti
Sidney – Marco Bazzano
Ronald – Luca Franchellí
Marion – Riccarda Realini
Eva – Valentína Ferraro
Geoffrey – Luca D’Angelo

Luci:
Luca De Matteis
Fonico:

Federico De Marchi, Alberto Russo

Realizzazione scenica:

Assistente alle scene : Sandro Marchetti
Pittori scenografi : Sandro Marchetti, Maddalena Gallo
Realizzazione scenica : Giuseppe Bertone, Ermano Bellino, Silvio Eiraldi
Salvatore Giunta Anna Maria Fratini Enrico Garrone

Realizzazione scenica:

Assistente alle scene : Sandro Marchetti
Pittori scenografi : Sandro Marchetti, Maddalena Gallo
Realizzazione scenica : Giuseppe Bertone, Ermano Bellino, Silvio Eiraldi
Salvatore Giunta Anna Maria Fratini Enrico Garrone

Quadri di scena:

Assistenti di palcoscenico : Elisa Battibugli Elisa Parodi

Ricerca e registrazione effetti sonori : Marco Bazzano

Date delle rappresentazioni svolte :

30 maggio 2003, Cairo M.tte Teatro della Rosa

Una produzione:
Trama

Con Absurd Person Singular la nostra Compagnia è al quarto allestimento di testi di Alan Ayckbourn: una cifra ragguardevole che si spiega. da un lato, con il nostro interesse per questo autore e. dall’altro, con il gradimento che ha sempre dimostrato il pubblico, basti citare il memorabile successo di Camere da letto. Non è quindi il caso di soffermarci a lungo sulle caratteristiche dell’autore inglese. Basterà ricordare che il gioco rilanciato in ogni sua commedia è quello di costruire perfetti meccanismi scenici, che agganciano in modo immediato l’attenzione del pubblico. Egli ha un suo mondo teatrale ben preciso, che è venuto ad inserirsi tra gli ambienti altoborghesi di Noel Coward o di Neil Simon, e le situazioni radicate nella moderna working class degli arrabbiati (Osborne, Pinter, Wesker), di lui più anziani di pochi ami. Ayckbourn sposa totalmente la classica forma della farsa all’inglese ma la rinnova con i temi a lui cari, tratti dalla realtà dei rapporti interpersonali e del costume odierno. La comicità di Ayckbourn ‑ propriamente il suo sense of humor ‑ cresce irresistibilmente all’interno di una situazione orchestrata, aggrovigliata e trionfalmente paradossale. E’ anche il caso di Absurd Person Singular (1972), tre atti che si svolgono in tre consecutive vigilie di Natale ‑ ieri, oggi, domani ‑ a casa di ciascuna di tre coppie, a turno. In tutte e tre le occasioni e in corso di svolgimento una festa ma l’azione, invece di svolgersi in salotto, ha luogo ogni volta, e per motivi sempre nuovi, in cucina. Le tre coppie appartengono a tre stati sociali diversi: piccoloborghesi, insicuri e un po’ infantili, ma in ascesa, gli Hopcroft (lei è ossessionata dalle pulizie di casa. lui è preso dai giochi da proporre agli invitati); professionista ma sull’orlo della rovina l’architetto Jackson, con una moglie in preda a un perenne esaurimento nervoso; quasi aristocratici, ma in decadenza e in crisi, i Brewster‑Wrigth. Mentre si consuma la ricorrenza natalizia e piccoli contrattempi mantengono viva l’attenzione (per esempio la signora Potter esce di corsa a procurarsi altre bevande e rimane chiusa fuori, sotto la pioggia), prende corpo una vera tragedia sociale, con tanto di ribaltamento delle classi. Capitale, e certo tra i momenti più ispirati di Ayckbourn, il secondo atto, durante il quale la signora Jackson tenta continuamente il suicidio, ogni volta frustrata dai suoi ospiti che però non capiscono mai cosa lei stia veramente facendo (Jane H. la trova con la testa nel forno e, credendola intenta a pulirlo, la tira fuori e ci si infila al posto di lei, munita di straccio … ). Anche le situazioni drammatiche e i momenti di tensione (che caratterizzano questa commedia come forse nessun’altra di Ayckbourn) sono stemperate e risolte in uno sbocco comico, come, fatte le debite proporzioni, nel film di Charlie Chaplin.
(PROGRAMMA DI SALA)

Note di regia